Notizie curiose/Cassazione: vietato chiamare un figlio Venerdì

Inammissibile chiamare il proprio figlio Venerdì. Così la Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda che ha visto protagonisti due genitori che avrebbero voluto chiamare così il loro bambino.

Il no del tribunale e della Corte d’Appello – Prima erano stati il tribunale e la Corte d’Appello di Genova a opporsi e imporre ai due di cambiare il nome in Gregorio, e oggi un anno dopo, anche la Cassazione ha respinto il ricorso dei genitori del piccolo. La sentenza conferma ciò che già era emerso, e cioè che è “vietato imporre al bambino nomi ridicoli o vergognosi”, poiché è necessario evitare “situazioni discriminanti e difficoltà di inserimento della persona nel contesto sociale”.

Un nome proprio non deve essere ridicolo – Secondo i giudici di primo grado, la libera scelta dei genitori “incontrava il limite del sentire comune e del significato proprio dei nomi all’interno della comunità sociale” e quello imposto dalla coppia al bambino evocava il noto personaggio del romanzo Robinson Crusoe di Daniel Defoe, “una figura umana caratterizzata dalla sudditanza e dall’inferiorità”. Tesi condivisa anche dalla Corte d’Appello di Genova che ha aggiunto: “nell’impiego di tale nome si rinvenirebbe lo stesso senso del ridicolo dell’attribuzione di un nome comune, quale quello di un mese dell’anno, di un utensile, di un oggetto, oltre che connotazioni di tristezza e penitenza o, nella visione popolare, di connotazioni sfortunate o negative”.

Altri nomi inconsueti - La coppia si era rivolta allora alla Cassazione proprio per contestare quel verdetto censurando “l’impiego del concetto di ridicolo” fatta dai giudici del merito, e rilevando che la legge non vieterebbe affatto i nomi stravaganti o non comuni, come quelli, si ricordava nel ricorso, di “Oceano o Chanel, figli di noti personaggi pubblici”.

Secondo i genitori non c’è una norma – Inoltre, “nella nuova struttura della norma sullo stato civile, sostenevano i due genitori, sarebbe scomparso ogni riferimento al divieto di utilizzare nomi geografici come nomi propri e, quindi, implicitamente, anche nomi della settimana”. Per la prima sezione civile della Suprema Corte il ricorso è inammissibile, poiché in esso non si è “precisato quale sia stato il fatto controverso in relazione al quale assumono rilievo le censure relative alla motivazione” del decreto impugnato.

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